Perché questo blog

Nell’antichità i remedia erano i medicamenti, gli infusi e gli unguenti per guarire le malattie. Un po’ quello che dovrebbero essere dei mezzi di comunicazione efficienti e onesti: campanelli che svegliano dal torpore, cerotti sulle ferite dell’assuefazioneantidoti che disintossicano dai troppi stimoli che ogni giorno ci bombardano e di fatto, ci rendono incapaci di scegliere.

Insomma, vaccini quotidiani contro il pensiero unico. Per questa loro istanza di libertà libri e giornali mi hanno da sempre affascinata. Per questa loro capacità di stare con i piedi immersi nella storia e lo sguardo proteso verso il futuro, ho scelto di studiare Filologia e di specializzarmi in editoria e giornalismo. Dopo diversi anni di peregrinazioni nel mondo dell’informazione, alcuni libri al mio attivo come curatrice o ghost-writer e il coordinamento di un corso di scrittura creativa, ho deciso di creare uno spazio per condividere con altri lettori la mia passione per le parole e per le notizie.

In questo blog vorrei parlare di come tutti i principali media si rinnovano, di come provano ancora oggi a svolgere quella funzione farmaceutica di cui sopra, in barba alla crisi economica e alla riduzione dei lettori. Proverò a tenere le fila dei cambiamenti che avvengono nell’editoria digitale.

Racconterò i tentativi praticati dai grandi network internazionali per provare a rispondere alle difficoltà del comparto, le ultime tendenze dello storytelling, i numeri della stampa e i report sulla libertà dei giornalisti nel mondo, le proposte che arrivano da festival e fiere di settore, il dibattito aperto tra i principali opinion leader, i tool che permettono una semplificazione del lavoro e i nuovi linguaggi che offrono una diversa fruizione dei contenuti.

Perché solo un dibattito continuo ci mette al riparo dalle panacee che promettono di guarire da qualsiasi male e poi si rivelano patacche da teleimbonitori.

 

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