Appunti da GlocalNews 14

Cartellone Glocal News

Comunità digitali, dispositivi mobili, social network: l’habitat dell’informazione è sempre più questo e gli operatori della notizia provano a capire come muoversi in un simile terreno. A Glocal News 2014, il festival del giornalismo che si tiene da tre anni a Varese (qui il suo ideatore Marco Giovannelli ci ha spiegato cos’è), i tanti incontri e workshop hanno provato a individuare innanzitutto le domande che i giornalisti si pongono in questa fase di innovazione e di crisi allo stesso tempo. Ecco la selezione degli eventi più interessanti. 


SABATO 15 NOVEMBRE (qui tutti i video della giornata):

* Le comunità digitali: come funzionano, come dialogano, come collaborare con esse
Con Federico Badaloni (architetto dell’informazione, giornalista) e Carola Frediani (co-fondatrice di Effecinque.org,  agenzia di “Refreshing Journalism” che lavora su processi e formati digitali innovativi, giornalista di scienza e tech su EspressoWiredCorriere della Sera, sky.it, Il Secolo XIX ).

L’intervento di Carola Frediani potrebbe essere così sintetizzato: Smettiamola di pensare che i social network siano l’unica via di accesso alle nostre notizie: il Pew Research Center ha dimostrato che chi arriva a una testata via Facebook resta poco tempo sulle pagine. Il Social Media Editor (SME) risulta allora figura determinante che gestisce la presenza di una testata sui social network, anche se è ancora in cerca di una identità chiara. Oggi è una via di mezzo tra un apprendista stregone, un soldato in trincea disarmato, e un dottor Stranamore 2.0. In fondo il SME non decide né la linea editoriale né le caratteristiche della piattaforma, ma è il trait d’union tra i lettori e l’identità della testata e si trova a gestire le situazioni di “crisi” che inevitabilmente esplodono sui social. Una volta capiti i bisogni della propria comunità, il SME dovrebbe pensare agli articoli già in vista delle interazioni che genereranno sul web. In ogni caso il SME non può prescindere dal porsi alcune domande: che tipo di lettori voglio per la mia testata? Come posso valorizzare i commenti e tutte le interazioni con i lettori senza che lo spazio sui social diventi una fossa dei leoni?

Federico Badaloni ha fornito una to do list per il perfetto SME:
– Assicurarsi che l’identità della testata sia garantita e omogenea e che la storia raccontata mantenga lo stesso significato quando la leggo da apparecchi differenti.
– Essere non farci: una testata che si dice solidale deve esserlo, se una testata è a favore della donna non può poi pubblicare foto di nudo perché altrimenti si crea corto circuito.
Condividere non trasmettere: come dice padre Antonio Spadaro, “nessuno ha il megafono”. I social sono strumento bidirezionale, se le testate li usano unidirezionalmente non hanno capito nulla.
– Le testate devono vivere la Rete, non usarla.
Abilitare, non guidare le comunità.
– Costruire la fiducia.
– Un sito è un dialogo, quindi: fa’ la lista delle cose su cui sei disposto a dialogare; stabilisci come gestire i tuoi errori; dialoga come vuoi che gli utenti dialoghino fra loro e con te.
– Le comunità esistono già, pensa piuttosto a come aiutarle a fare quel che vogliono fare. Quindi: fai la lista delle comunità che già esistono e che possono essere aiutate dal tuo sito; fai la lista delle cose che puoi fare per aiutarle.
Il contenuto è liquido: dai agli utenti la possibilità di promuovere il loro contenuto e quello degli altri. Quindi consenti il cross-publishing dei contributi attraverso differenti piattaforme UGC; rendi semplice, utile e divertente l’upload; rinforza gli utenti che contribuiscono con premi e riconoscimenti.
– Per migliorare la qualità: dai agli utenti la possibilità di sottolineare errori e contribuire all’aggiornamento dei contenuti; assicurati di attrarre utenti con un profilo adeguato; coinvolgi gli utenti sin dalla fase di sviluppo del sito.
Ogni pagina è una comunità latente: fai una mappa delle competenze e delle persone che interagiscono con te.

Come cambia la politica ai tempi dei social?
Con Anna Masera (responsabile Ufficio stampa della Camera dei Deputati), Stefano Menichini (direttore di Europa), Mario Castelnuovo (caporedattore politico La Stampa), Claudia Fusani (Huffington Post), Lorenzo Pregliasco (Direttore di YouTrend) hanno affrontato il tema di come i social network hanno cambiato la comunicazione politica e le strategie del consenso. La novità più dirompente è senz’altro rappresentata da Twitter: “Per fare i pastoni non serve più intervistare i politici ma basta scorrere i loro account” dice Lorenzo Pregliasco.
Per questo incontro vi rimando direttamente all’ottima sintesi fatta dal social media team del festival.


VENERDI’ 14 NOVEMBRE (qui tutti i video della giornata):

* Web 3.0: la più potente rivoluzione della storia dell’uomo con il blogger, consulente Web, imprenditore e giornalista Rudy Bandiera.Rudy Bandiera a GlocalNews
A suo dire, il web 3.0 è un web che fagocita tutto: nello stesso calderone ci sono siti aziendali, giornali, radio, sms, chat, foto, ma pure mobile internet, big data (quelli prodotti dagli smartphone per esempio sui nostri spostamenti o sul meteo e poi elaborati da grossi cervelli elettronici magari per fare “previsioni” sul futuro), intelligenza artificiale e robotica, internet delle cose (per capirci, il frigo che ci dirà quando il formaggio sta andando a male e farà la lista della spesa mandandocela in cloud), realtà aumentata e virtuale (leggi Google Glass).

Questo ambiente apparentemente libero e vario è controllato da pochi player, in particolare Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft. Ma siamo consapevoli di questo? Sappiamo per esempio che Google vende tecnologia militare al Pentagono attraverso la controllata Boston Dynamics? Come difendersi dal rischio della tecnocrazia? C’è solo una via, quella della consapevolezza.
Qui lo storify realizzato dal social media team di Glocal.

* Il diritto all’oblio ai tempi di Google
Come bilanciare il diritto all’oblio di una persona con il diritto del pubblico di sapere, in particolare sul più grande motore di ricerca del web? L’avvocato Guido Scorza, uno dei massimi esperti di diritto on line, ha fornito elementi per affrontare un tema oggi molto dibattuto: “Oggi il giudice della memoria collettiva si chiama Google, una corporation che può decidere cosa è cronaca e vita privata. Ma il diritto all’oblio deve incontrare un limite nella libertà di informazione”.
Un’ottima sintesi dell’incontro è lo storify realizzato dal social media team di Glocal.

* Giornalismo e metriche: statistiche, engagement, Seo come influenzano il lavoro in redazione Nuove Metriche Web a GlocalNews
Con Andrea Iannuzzi (Finegil) e Alessandro Cappai (giornalista e Web editor).

Apre il dibattito Andrea Iannuzzi, giornalista e direttore AGL, l’agenzia che fornisce i servizi nazionali e il supporto centrale ai giornali locali del Gruppo L’Espresso: il web è come una stanza al buio: posso camminare velocemente ma sicuramente andrò a sbattere; posso procedere a tentoni oppure posso accendere la luce. Le metriche sono la luce che mi aiuta a muovermi dentro la stanza buia. Esistono diversi sistemi per quantificare il traffico web: alcune metriche contano la quantità di clic, altri il tempo di permanenza sulla pagina quindi l’attenzione, altri ancora il rapporto tra fiducia e impatto. Quest’ultima è la categoria che forse interessa più l’utente, ma è unica metrica difficile da quantificare. I clic non bastano: il 55% dei lettori non resta più di 15 secondi su una pagina.

Oltre i sistemi di rilevamento Audiweb, Comscore, Chartbeat, esiste oggi pure Newscurve, uno strumento utilissimo per le redazioni perché identifica in tempo reale gli articoli che generano più traffico e quelli con alta diffusione virale, quantifica le pageviews aggiuntive generate o indotte dall’attività social e rileva i contenuti con alto potenziale e quelli a basso impatto che dovrebbero essere rimossi dall’homepage. Addirittura manda gli alert ai giornalisti autori di un certo articolo per segnalargli se il contenuto “funziona” o no.

All’aumento esponenziale dei contenuti bisogna fare più attenzione a come essi arrivano all’utente. Si apre allora la sfida dell’engagement del lettore. Il giornale deve creare relazioni per promuovere le proprie notizie. Allora meglio le gallery di gattini o le notizie noiose sulle conferenze? Bisogna cambiare prospettiva e chiedersi: cosa è utile alla comunità di lettori a cui parlo? Non c’è nulla di giusto o sbagliato a priori. Il Guardian sta differenziano i livelli di accesso ai contenuti condivisi con il sistema della membership.

Alessandro Cappai aggiunge alcune riflessioni importanti:  Forse è sbagliato abbandonare l’homepage perché si pensa che gli articoli vengono rilanciati attraverso Facebook e Twitter. I social che non fanno i social, ma si riciclano come cassa di risonanza dei link tradiscono la propria missione. In futuro la sfida sarà veicolare le notizie attraverso Whatsapp.  In Italia solo il 15-18% dei lettori si accontenta del titolo e non entra nella news. All’estero arrivano anche al 50% per cui ci sono margini per credere che in futuro un sistema di messaggistica veloce per l’informazione possa andare forte anche da noi.

 

Foia4Italy: perché l’Italia ha bisogno di una nuova legge per l’accesso all’informazione
Incontro con Guido Romeo, (Wired, Foia4Italy), Rosy Battaglia (Cittadini Reattivi e Foia4Italy) Philip Di Salvo (giornalista e European Journalism Observatory), Marco Renzi (Lsdi).

Il Freedom of information act è l’insieme delle norme che regolamento l’accesso all’informazione. In base a esse la pubblica amministrazione ha obblighi di trasparenza e pubblicazione delle proprie attività e i cittadini possono chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalla PA purché essa non contrasti con le leggi sulla privacy o con la sicurezza nazionale. L’Italia non è ancora tra gli oltre 90 paesi democratici che possono vantare un tale strumento giuridico, essenziale anche per la professione giornalistica. Ecco i motivi per i quali un Foia servirebbe anche da noi:
– Il Foia serve a tutti, non solo ai giornalisti. Il progetto Cittadini reattivi lanciato da Rosy Battaglia sta mappando per esempio problemi di inquinamento idrico, ma anche la situazione dei siti contaminati dall’amianto. Un migliore accesso ai dati aiuterebbe lavori di questo tipo.
– Il Foia serve al singolo. L’esistenza di un Foia permetterebbe di avere dati interessanti per intere categorie ma anche per singoli cittadini
– La trasparenza renderebbe l’Italia più ricca.
– L’eccesso di segretezza non paga. Philip Di Salvo ha citato a questo proposito Collateral murder, il filmato prodotto da Wikileaks che mostrava l’omicidio da parte di un elicottero Usa di alcuni giornalisti Reuters. L’agenzia aveva cercato di ottenere informazioni anni prima facendo ricorso al Foia, ma senza ottenere nulla. Negare l’accesso però alla fine è stato peggio che far luce.
– Il Foia non è straniero. Il concetto di trasparenza e di diritto alla conoscenza da parte dei cittadini dell’operato delle pubbliche amministrazioni è italiano dai tempi del Rinascimento. Lo ha sottolineato Marco Renzi.
Qui lo storify che racconta l’intero l’incontro, a cura del Social media team del festival.

 

GIOVEDI’ 13 NOVEMBRE (qui tutti i video):

* Digital first: come procede l’integrazione carta/web
Marco Bardazzi (digital editor La stampa), Roberto Bernabò (direttore quotidiani Finegil) e Diana Letizia (Il secolo XIX).
Qui la sintesi dell’incontro fatta dal social media team del festival.

* Web reputation, online come offline
Barbara Sgarzigiornalista professionista membro di ONA Online News Association, sul web dal 1998 spiega che “se non siete amati offline non lo sarete neanche online. Non c’è differenza tra l’online e l’offline. Se siete giornalisti anche su Twitter comportatevi da giornalisti. Per esempio ammettendo pubblicamente gli errori su Twitter (e non solo)”.
Ecco lo storify di Carolina Lucchesini che ci racconta cosa ci siamo persi del ragionamento della Sgarzi.

Nei prossimi giorni proverò a raccontare nel dettaglio i contenuti dei workshop: “I droni in redazione”, “Tools gratuiti per il giornalismo”, “Instagram per il giornalismo”, “Mappe dinamiche: l’uso dei fogli di calcolo per la creazione di narrazioni geolocalizzate”, ma anche dell’incontro con lo scrittore Roberto Cotroneo, “Il sogno di scrivere”.

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