La libertà sul web diminuisce ancora

libertà sul webLa libertà su Internet a livello mondiale è diminuita ancora per il quarto anno consecutivo, con un numero crescente di paesi che hanno introdotto la censura online e pratiche che sono allo stesso tempo più aggressive e più sofisticate nel controllo degli utenti. E’ questa la sintesi del rapporto “Freedom on the Net 2014” appena presentato dalla Freedom House e consultabile qui.  Rispetto al passato, quando la maggior parte dei governi preferivano rimanere dietro le quinte, oggi sono sempre di più i paesi che stanno adottando nuove leggi che legittimano la repressione e perseguono penalmente il dissenso online: nel giro di dodici mesi ben 41 paesi hanno proposto o varato leggi per penalizzare la libertà di espressione online, rendendo sempre più possibile il controllo dei contenuti. In 19 paesi i governi hanno approvato leggi per aumentare la sorveglianza sugli utenti o restringere la possibilità di usare la navigazione anonima.

Di conseguenza sono sempre più numerose le persone arrestate per la propria attività sul web e pure i media online sono sempre più sotto pressione nello sforzo di autocensurarsi o di gestire le sanzioni legali. A legittimare questa maggiore sorveglianza, le rivelazioni sulle attività dell’Nsa, l’agenzia per la sicurezza nazionale americana.

Nel report 65 paesi  sono classificati come liberi nell’accesso alla Rete (ricevono un quoziente tra 0 e 30 punti), parzialmente liberi (31-60) e non liberi (61-100).

I quozienti sono stati calcolati prendendo in considerazione gli ostacoli economici e infrastrutturali alla navigazione, i limiti alla libertà di espressione, come la presenza di blocchi e filtri per censurare contenuti sensibili, infine, le violazioni dei diritti dell’utente, compresi arresti e abusi.

La libertà della Rete diminuisce per più motivi: oltre alla proliferazione di norme repressive e alla sorveglianza diffusa, si verificano sempre più spesso controlli legali sui media online, arresti di utenti dei social network, un aumento delle minacce subite dalla comunità LGBT, infine, attacchi informatici più sofisticati e diffusi.

Russia, Turchia e Ucraina hanno vissuto negli ultimi mesi un deterioramento significativo, mentre Iran, Siria, Cina si confermano paesi dove la navigazione non è per nulla libera.

I tre paesi con maggiore libertà sono Estonia, Canada e Australia. Gli Stati Uniti si posizionano solo sesti, mentre il nostro Paese è ottavo.

L’Italia ha infatti un quoziente di libertà pari a 22 in una scala in cui zero equivale a totale libertà e 100 a libertà minima. La Rete però, non è ancora esperienza universalmente diffusa tra la popolazione. Soltanto il 58% degli italiani accede a essa.

Tre i fatti di rilievo per i dodici mesi analizzati: il regolamento adottato a fine 2013 dall’Agcom che permette la rimozione di contenuti e il blocco dei siti web che violano le leggi sul diritto d’autore; l’aumento del numero di siti bloccati da 150 a 450 in un anno; la sentenza con la quale la corte di Cassazione, assolvendo Google per la pubblicazione su YouTube di un video che derideva un disabile, ha di fatto escluso la responsabilità penale dell’Internet host provider nella divulgazione dei contenuti.

Anche se l’Italia resta indietro rispetto agli altri membri dell’Unione europea dove la penetrazione del web è più diffusa, cresce la navigazione da smartphone. Tuttavia il pc di casa rimane quello privilegiato, seguito da quello del posto di lavoro, poi da quello a scuola e in università.

Il panorama dei media tradizionali è rimasto quasi inalterato se si guarda alla proprietà, ma nell’ultimo anno strumenti come Twitter e Facebook hanno conquistato la politica grazie alla frenetica attività social di Renzi e Grillo.

Qui la parte del report che riguarda il nostro Paese:

libertà web italia

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