GLocalNews, l’altro lato del giornalismo

Serve un altro festival per discutere di crisi dei giornali, innovazione e nuovi scenari editoriali? Sì, se la prospettiva è per una volta diversa e se sposta l’attenzione308249_2704450815680_1573377931_n(2) dal generale al particolare, dal nazionale al localeLocale inteso non come serie B rispetto alla lega maggiore delle grandi testate, ma come vivaio che può ancora riservare sorprese, sfornare fuoriclasse e sperimentare tecniche e schemi finora mai tentati ma forse validi pure per altri campionati.

È con questo spirito che Marco Giovannelli, direttore della testata online VareseNews, ha fondato nel 2011 il festival “GlocalNewsche quest’anno si terrà nella cittadina lombarda dal 13 al 16 di novembre. Come spiega il sito della manifestazione, il programma riunisce “eventi, incontri, confronti, spettacoli, esperienze e workshop con esperti, influencer, opinionisti, ricercatori, politici, imprenditori, top user, artisti e appassionati”. E fin qui tutto come da prassi per questo genere di manifestazioni di cui è il progenitore il Festival Internazionale del giornalismo creato a Perugia dagli instancabili Arianna Ciccone e Chris Potter.

Allora in cosa si distinguerà Glocal? Giovannelli risponde a Remedia:
“In questa terza edizione  cercheremo di seguire diversi intenti. Innanzitutto mettere al centro la cultura digitale,
qualcosa che con il giornalismo c’entra, eccome. Su questo argomento parlano i numeri: soltanto il 10% delle aziende usa i social network, mentre il 43% di esse dichiara di non utilizzare internet e di non comprenderne l’utilità. Non è un dato figlio dell’ignoranza degli imprenditori. Il fenomeno che chiamavamo digital divide, ora è diventato cultural divide. Le infrastrutture tecnologiche sono in ritardo, questo è innegabile, ma il mobile ci offre l’opportunità di colmare tale gap. Proveremo, però, a evitare i discorsi astratti. Per esempio facendo incontrare un giornalista economico, un esperto di media e tre imprenditori. Nello specifico Dario Di Vico (Il Corriere della Sera), Luca De Biase (Il Sole 24 Ore), Paolo Orrigoni (supermercati Tigros), Luigi Caricato (Bticino – Gruppo Legrand), Luca Spada (NGI).

L’idea è quella di far dialogare direttamente chi crea i processi di innovazione e chi li racconta, partendo dal fatto che quasi sempre la startup di successo e l’idea brillante partono da esperienze locali che poi diventano globali.

Proveremo poi a occuparci di formazione giornalistica. Ci saranno workshop e seminari che mostreranno in modo operativo come lavorare con app, droni, Instagram, algoritmo di Facebook, tool gratuiti.

La ciliegina sulla torta saranno gli eventi collaterali come lo show di Isabella Ragonese (“African Requiem” in ricordo di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin) o la proiezione di “Italy in a day” di Gabriele Salvatores”.

Il messaggio implicito che festival come questo danno è che fare il giornalista è ancora possibile, magari all’estero, magari in redazioni diverse dalla propria. Insomma, un subliminale messaggio di speranza. In che modo oggi si può fare giornalismo, quali competenze servono e quali obiettivi ci si può porre senza rischiare di essere presi per matti?
“Non esiste una soluzione unica. Il primo passo però è ammettere che non esiste più il giornalista che avevamo in testa (con taccuino in mano e privilegi in tasca, ndr). O meglio: non esisterà più se non per pochi eletti. In compenso sono nate opportunità ed esperienze ibride, a cavallo tra più media, che richiedono duttilità e creatività illimitate”.

Perché un festival sul giornalismo e perché un festival sulla dimensione locale e digitale del giornalismo?
“Questa iniziativa nasce tre anni fa da alcune semplici considerazioni. Primo. Quando si parla di giornalismo digitale ma anche di giornalismo in generale, vengono sempre citate le esperienze internazionali importanti, vedi Guardian e New York Times. Esperienze significative e molto virtuose, per carità, ma molto lontane dall’ecosistema informativo italiano. Da noi le condizioni di lavoro dei giornalisti sono tutt’altre è vero, ma non si tratta solo di scale dimensionali diverse. Se si accetta idea che la differenza tra le realtà informative di casa nostra e quelle anglofone non è soltanto di grandezza, allora si può riflette sul fatto che la dimensione locale è imprescindibile. Quando un tempo sorgeva una fabbrica essa nasceva per creare prodotti destinati a un certo territorio; oggi nessuno potrebbe immaginare di produrre solo per una piccola comunità, si guarda a tutto il mondo perché  gli interessi di un territorio non si esauriscono nel territorio medesimo. Questo discorso vale anche se il prodotto che si vuole mettere sul mercato è una notizia. Ma se la logica non può più essere ristretta, allora l’informazione deve guardare oltre rispettando la spinta locale da cui nasce. Un’editoria differente fa fatica oggi a germogliare seriamente nel nostro paese e questo succede perché i pochi nuovi progetti di informazione non ascoltano e non parlano al cuore dei lettori.

1941341_611772798913163_5315637246505150888_oSecondo. Se il locale è così imprescindibile, come mai ci sono tante esperienze straordinarie tipo il Festival di Perugia, ma nessuna trova uno spazio specifico per il locale? Di informazione locale c’è grande richiesta da parte dei lettori ma non uguale attenzione dagli operatori del settore.

Terzo. L’ecosistema del giornalismo non è più fatto solo dai giornali: Facebook e Twitter stanno diventando le porte di ingresso principali per accedere alle notizie: oggi i social portano il 14% di traffico ai siti di news, mentre i motori di ricerca il 28% e le visite dirette da homepage sono un 56% destinato via via ad assottigliarsi. Il dato che secondo me è più rilevante riguarda il mobile: il 42% degli accessi arriva da smartphone e tablet. Su questo fronte i giornali locali hanno sistemi statistici che nessuno analizza perché non esiste un coordinamento, un ascolto”.

Le testate sono ormai grandi promotrici di eventi. Lo dimostrano i festival organizzati da Wired, Internazionale, Repubblica, Panorama in Italia. All’estero il Guardian ha lanciato una nuovo ramo di attività che prevede la sottoscrizione dei lettori (Guardian Live). Tali eventi servono solo ad aumentare l’engagement del proprio pubblico o sono anche redditizi?
“GlocalNews nasce da VareseNews, un progetto prima che un giornale. Il prodotto principale che realizziamo è il sito, ma esso fa parte di un progetto più ampio. Siamo nati come polo di resistenza di alcuni valori e di alcune idee e poi negli anni siamo diventati anche propositivi. Abbiamo vissuto un mutamento. Quella attuale non è l’epoca per essere contro, ma per costruire, per tentare di costruire qualcosa di nuovo. Abbiamo sempre cercato momenti di business diversi che ci consentissimo di avere entrate, ma anche innovazioni. Da dieci anni organizziamo una festa cittadina, “Anche Io”, quindi gli eventi non prettamente informativi sono nel nostro Dna. Il ritorno più importante da iniziative come Glocal è quello di uscire dal proprio confine territoriale e di farsi conoscere al di fuori: il tuo tema locale ha l’occasione di diventare generale. L’aspetto economico è invece poco rilevante. Al netto delle spese resta poco, ma va bene così”.

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